Mantenere il cervello in salute si può! I consigli del neuropsicologo

Abbiamo incontrato il neuropsicologo dott. Marco Lorusso per parlare di deterioramento cognitivo e di strategie di prevenzione. Gli abbiamo chiesto come “allenare” il cervello e mantenerlo attivo. Ecco l’intervista e alcuni preziosi consigli da mettere in pratica, come lo svolgimento, a qualunque età, di un corretto stile di vita. Buona lettura!

È possibile prevenire i processi di deterioramento del cervello? Se sì, in che modo?

Per quanto riguarda il deterioramento cognitivo, attualmente non esistono cure, pertanto è opportuno concentrare l’attenzione sulle strategie di prevenzione. La ricerca scientifica ha esaminato i fattori che potrebbero favorire lo sviluppo della malattia, cioè sui fattori di rischio e quelli che potrebbero contrastarla, detti fattori protettivi. Questo, per chiarire cosa potrebbe giocare un ruolo importante nella prevenzione e fornire alcune raccomandazioni.

I fattori di rischio si distinguono in “non modificabili”, come il sesso, la genetica, l’età e in “modificabili”, quali la dieta, l’istruzione, l’attività, le abitudini ed è proprio su questi ultimi che si può e si deve intervenire, ottenendo significativi risultati sul piano clinico.

 Quali sono gli esercizi per recuperare l’autonomia funzionale della memoria?

Gli esercizi per recuperare l’autonomia funzionale rientrano all’interno della terapia di Stimolazione Cognitiva, che consiste nella pratica ripetuta di attività strutturate, al fine di migliorare specifiche capacità cognitive, come per esempio memoria, linguaggio, attenzione e funzioni esecutive. Tali attività possono essere configurate come attività “carta-matita” oppure computerizzate, da non confondere con qualsiasi tipo di proposta ludico-ricreativa e possono essere condotte individualmente, o in piccoli gruppi.  La stimolazione delle abilità cognitive avviene attraverso attività non frustranti e adattate alle capacità della persona o del gruppo. Ad esempio, esercizi con le parole per stimolare le abilità di denominazione e di comprensione, giochi con i numeri, esercizi sulla conoscenza e uso degli oggetti, giochi fisici, orientamento sulla base di indizi esterni, utilizzo del denaro, stimolazione sensoriale, attività con la musica e suoni, attività sull’infanzia.

Quanto è importante la prevenzione rispetto all’insorgere di demenze?

Gli sviluppi scientifici continuano a sostenere quanto dobbiamo investire nella prevenzione del decadimento cognitivo. Le ultime strategie delle case farmaceutiche, mirate ad individuare un farmaco in grado di far regredire le placche di beta amiloide – gli accumuli proteici che si rilevano nel cervello delle persone affette da demenza –  non hanno dato i risultati sperati. Anche negli studi più incoraggianti, infatti, alla regressione delle strutture biologiche non ha fatto seguito una ripresa della funzione cognitiva. Tale dato conferma come il dilemma sia ancora irrisolto: le placche di amiloide sono la causa o una conseguenza della malattia? Nessuno, ancora oggi, sa rispondere con certezza, anche se un nesso tra i due aspetti di sicuro esiste. Nell’attesa di una possibile soluzione, non rimane che concentrarsi sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce.

Com’è possibile mantenere “in salute” il cervello umano?

Un cervello sano si definisce in grado di prestare attenzione, ricevere e riconoscere le informazioni dai nostri sensi, impara, ricorda, comunica, risolve i problemi, prende decisioni, regola le emozioni. Uno studio del 2017, pubblicato sulla rivista American Heart Association Stroke, ha dimostrato che esistono sette fattori che possono contribuire a promuovere la salute nel cervello degli adulti. Tale ricerca ha dimostrato in modo convincente che gli stessi fattori di rischio che causano l’aterosclerosi o l’ictus sono anche i principali fattori della comparsa di declino cognitivo o della malattia di Alzheimer.
sette principi di prevenzione indagati sono semplici: controllare la pressione sanguigna: evitare livelli alti di colesterolo; mantenere un normale livello di glicemia; essere fisicamente attivi; seguire una dieta sana: perdere peso; non fumare.

 Esiste uno stile di vita ideale?

Gli studi riportano che un basso livello di istruzione, deficit della vista o dell’udito, ipertensione, obesità, fumo, depressione, inattività fisica, isolamento sociale e diabete mellito siano associati ad un maggior rischio di demenza. Pertanto, nonostante la mancanza di dati definitivi, è possibile raccomandare uno stile di vita “ideale”, associato ad una buona salute cerebrale e ad un miglior benessere psicofisico: seguire una dieta corretta e mantenere un peso equilibrato, fare esercizio aerobico regolare, per almeno due ore e mezza a settimana, tenersi attivi cognitivamente ed imparare nuove abilità, come parole crociate, puzzle e altro, mantenere rapporti sociali vivi e attivi e una solida rete di supporto, monitorare ipertensione e colesterolo, non fumare, compensare i deficit sensoriali utilizzando occhiali e apparecchi acustici, evitare l’uso di alcolici e trattare tempestivamente la depressione e i disturbi ansiosi.

Rispetto agli ospiti affetti da Alzheimer, qual è l’approccio utilizzato per rieducarli alle capacità perdute?

Al momento dell’ingresso nelle strutture per anziani, o nei centri ambulatoriali e di riabilitazione di Società Dolce, dopo un’attenta valutazione dell’équipe multidisciplinare, per ogni persona è redatto un Progetto Riabilitativo Individualizzato, che include azioni personalizzate di terapia di stimolazione cognitiva, riattivazione o mantenimento delle abilità funzionali, utilizzo di diverse terapie non farmacologiche, come la musicoterapia ambientale/individuale, attività ricreative individuali e di gruppo, terapie mediate dall’animale, etc.

Dott. Marco Lorusso – Psicologo esperto in Neuropsicologia

 

 

Marco Lorusso è laureato in “Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica” presso l’Università di Bologna, con perfezionamento in Neuropsicologia Forense e ha conseguito il titolo di Master di II Livello in “Diagnosi e Terapia della Malattia dì Alzheimer e delle altre demenze”, presso il dipartimento di Neuroscienze dell’Università degli Studi di Torino.
É specializzando in psicoterapia cognitiva comportamentale e responsabile del Servizio di Neuropsicologia e Psicologia Clinica presso i centri riabilitativi neurologici, ortopedici e le CRA di Bologna e provincia della cooperativa sociale Società Dolce, dove svolge diagnosi e riabilitazione di deficit cognitivi e stimolazione cognitiva per il trattamento della demenza.
Docente in corsi di formazione rivolti ad operatori e personale sanitario sulla gestione del paziente con turbe neuropsicologiche e supervisore per la prevenzione del burn out, è socio dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria.

18 Ottobre 2019

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